Pianopoli e le sue Origini -
(English translation below)
by:Francesco Barberio (1929-1999)
Poco più di tre secoli e mezzo fa, dove oggi sorge
Pianopoli non esisteva una casa degna di tale nome, Tutto era libera
campagna, con qualche pagliaio o tutt’all più qualche baracchetta
di legno che serviva ai contadini dell’epoca pe posarvi gli
attrezzi di lavoro, e la chiesetta di S. Croce. Un terreno piuttosto pianeggiante ricco di culture
arboricole tra le quali primeggiava così come oggi, l’ulivo, che
era denominato “Coltura” o Cutura.
In massima parte la “Coltura” apparteneva all nobile
famiglia dei Principi d’Aquino, tranne alcuni appezzamenti che
appartenevano all Chiesa e ad altri piccoli proprietari.
A Nordo della “Cutura”, oltre il torrentello “Scundo”
arroccato su di un colle quasi a guardia delle terre circostanti
sorgeva un antica castello intorno al quale si era sviluppato un
fiorente centro abitato: Feroleto _Antico. La vita si svolgeva con
una certa serenità perchè la fertilità del terreno e l’operosità
degli abitanti apportava al paese notevoli benefici. La tranquillità
di quella contrada fu però turbata da un susseguirsi di scosse
telluriche che tra il 1625 e il 1638 sconvolsero l’intera zona ed
arrecarono al paese notevoli danni. Nel marzo del 1638 si verificò
la scossa più violenta di tutta la serie; oltre alla maggior parte
delle case, rimasero semidistrutte la Chiesa di S. Maria Maggiore,
quella dello Spirito Santo e di S. Nicola. Tra le macerie furono
rinvenuti i corpi di oltre settanta persone tra donne e bambini (gli
uomini erano al lavoro nei campi), mentre tra le rovine di S. Maria
Maggiore perdettero la vita il Sac. Don Giovanni Battista Gallella e
il Chierico Don Nicola Barberio.
In preda al terremoto, i superstiti cominciarono ad
abbandonare le loro case per rifugiarsi in aperta campagna.
Fu così che, avendo notato come la chiesa di S. Croce,
messo generosamente a disposizione dal proprietario Don Giovanni
Pietro Fanosa, Decano della cattedrale di Nicastro, sorsero così le
prime baracche in legno.
Nella zona si trasferirono per primi Don Pietro Nanci,
Tommaso Molinella, Don Nicola di Arena e Gian Paolo Cardamone, oltre
ad un notevole numero di “massari”.
Non tutti i profughi furono però dello stesso avviso;
alcuni preferirono trasferirsi in località “Pacilita”, nei
pressi cioè del’attuale cimitero di Feroleto Antico, altri in
località “Grecia” sul piano di Capuano (presso l’attuale S.
Filippo).
Il motivo principale di tali scelte era da ricercarsi nel
fatto che ogni gruppo possedeva dei terreni proprio nelle adiacenze
dei luoghi prescelti.
Anzi, per avvalorare la propria tesi e per rendere più
consistenti le premesse per la nascita del nuovo centro abitato, uno
dei gruppi pensò bene di portare nella propria località le campane
della diroccata chiese di S. Maria Maggiore. Ciò allo scopo,
evidentemente, di iniziare la costruzione di una Chiesa intorno alla
quale sarebbero poi certamente sorte le case. Così l’Arciprete
don Giovanni Battista Giulio Fagà, il sindaco dei Nobili Gian
Domenico Spatafora ed altri, presero due campane e le portarono nella
“Pacilita”.
Tale trasferimento però non garbò a quelli della
“Cutura”; questi, con a capo Don Nicola di Arena e Don Desiderio
Pellegrino curato di S. Nicola, non solo si opposero al trasporto
nella “Pacilita” della campana grande ma, visto che l’arciprete
e il sindaco Spatafora continuavano ad asportare gli arredi della
Chiesa, per evitare che il malcontento che già incominciava a
serpeggiare tra la gente sfociasse in un tumulto, chiesero
l’intervento dell’amico Principe d’Aquino. Questi mandò sul
posto il Capitano Cesare Giulio Abbruzzese, uomo senza scrupoli e di
poche parole, perché mettesse ogni cosa al suo posto. Inutilmente,
perché il capitano non riuscì a combinare nulla.
Frattanto però, non essendo rimasta in piedi nella zona
che la sola Chiesa di s. Croce, si stabilì che in via provvisoria
questa divenisse la sede della Parrocchia, sia per svolgere le
normali pratiche di culto che per avere un luogo sacro nel quale
raccogliersi in preghiera e da cui far partire le processioni di
penitenza.
Si crearono così i presupposti per far sorgere il nuovo
abitato nei pressi della sia pur provvisoria chiesa parrocchiale.
Se non chè un nuovo movimento tellurico determinò in via definitiva
la nascita del nuovo centro abitato. Nel Giugno di quello stesso
anno 1638 infatti, nel giorno del Corpus Domini, dalla chiesetta di
S. Croce partì la processione che avrebbe dovuto raggiungere la
“Pacilita” e poi Feroleto. Quando però essa giunse nei pressi
del paese, si verificò una ennesima scossa di terremoto che, pur non
essendo violenta come le precedenti, mise lo scompiglio tra i fedeli
che si sparpagliarono per ogni dove in preda al panico.
Tale fatto persuase i più recalcitranti a voler che il
nuovo paese sorgesse nei pressi della Chiesa di S. Croce.
Il tracciato delle vie principali di dice sia stato fatto
da un massaro, che con il suo aratro solcò la terra a forma di
Croce. Sorsero così le prime case in muratura, e col passare del
tempo il paesino, a cui era stato dato il nome di Feroleto Piano, si
sviluppò tanto da superare lo stesso Feroleto Antico (che lentamente
ma decisamente si riprendeva dai duri colpi ricevuti dalla natura) ed
ottenere l’autonomia comunale.
Nel 1783 una nuova violentissima scossa dei terremoto portò
gravi rovine nella zone circostanti, risparmiando dal flagello
soltanto Feroleto Piano. Si gridò al miracolo e si attribuì la
salvezza alla protezione de Maria SS. Addolorata che da quel giorno
divenne Padrona del Comune.
La denominazione di Feroleto Piano rimase fino all’11
aprile 1872 in quel giorno infatti venne emesso il decreto del Re
Vittorio Emanuele II. che accogliendo i voti dell’Amministrazione
Comunale espressi con una storica delibera del 25 maggio 1871,
autorizzava il Comune ad assumere il nome di Pianopoli.
Francesco Barberio
**************************English Translation***************
The Voice of Pianopoli 1963
Pianopoli and its Origins
(Francesco Barberio 1929-1999)
A little over three and a half centuries ago, where Pianopoli stands today, there wasn't a single house worthy of the name. Everything was open countryside, with a few haystacks or, at most, a few wooden shacks used by farmers of the time to store their tools, and the small church of Santa Croce. A fairly flat land rich in tree crops, among which the olive tree, known as "Coltura" or "Cutura," still stands today, was prominent.
For the most part, the "Coltura" belonged to the noble family of the Princes of Aquino, except for a few plots that belonged to the Church and other small landowners.
North of the "Cutura", beyond the "Scundo" stream, perched on a hill as if guarding the surrounding lands, stood an ancient castle around which a thriving town had developed: Feroleto _Antico. Life there proceeded with a certain serenity because the fertility of the soil and the industriousness of the inhabitants brought notable benefits to the town. The tranquility of that area, however, was disturbed by a succession of earthquakes that between 1625 and 1638 shook the entire area and caused considerable damage to the town. In March 1638, the most violent of the entire series occurred; in addition to most of the houses, the Church of Santa Maria Maggiore, the Church of the Holy Spirit, and that of San Nicola were left half destroyed. The bodies of over seventy people, including women and children, were found among the rubble (the men were working in the fields), while among the ruins of Santa Maria Maggiore, Father Don Giovanni Battista Gallella and the cleric Don Nicola Barberio.
In the throes of the earthquake, survivors began abandoning their homes for refuge in the open countryside.
Thus, having noticed how the church of Santa Croce, generously made available by the owner Don Giovanni Pietro Fanosa, Dean of the Nicastro Cathedral, the first wooden huts were built.
The first to move to the area were Don Pietro Nanci, Tommaso Molinella, Don Nicola di Arena, and Gian Paolo Cardamone, along with a significant number of "massari."
Not all the refugees, however, shared the same opinion; some preferred to move to "Pacilita," near the present-day cemetery of Feroleto Antico, while others chose "Grecia" on the Capuano plain (near present-day San Filippo).
The main reason for these choices was that each group owned land adjacent to their chosen sites.
In fact, to support their thesis and strengthen the foundations for the new settlement, one of the groups decided to bring the bells from the ruined church of Santa Maria Maggiore to their locality. This was evidently intended to begin construction of a church around which the houses would later undoubtedly be built. Thus, Archpriest Don Giovanni Battista Giulio Fagà, Mayor Gian Domenico Spatafora, and others took two bells and brought them to the "Pacilita."
This transfer, however, did not please the "Cutura"; led by Don Nicola di Arena and Don Desiderio Pellegrino, curate of San Nicola, not only opposed the transport of the large bell to the "Pacilita" but, seeing that the archpriest and Mayor Spatafora continued to remove church furnishings, to prevent the discontent already beginning to spread among the people from erupting into a riot, they requested the intervention of their friend Prince d'Aquino. He sent Captain Cesare Giulio Abbruzzese, an unscrupulous man of few words, to put everything back in its place. To no avail, as the captain was unable to accomplish anything.
Meanwhile, however, with only the Church of Santa Croce remaining standing in the area, it was decided that this would temporarily become the seat of the parish, both for the performance of normal worship and to provide a sacred place in which to gather in prayer and from which penitential processions could depart.
Thus, the conditions were created for the new settlement to arise near the albeit temporary parish church. However, a new earthquake definitively determined the birth of the new town. In June of that same year 1638, on the day of Corpus Christi, the procession that was supposed to reach "Pacilita" and then Feroleto set out from the little church of Santa Croce. However, when the procession reached the village, yet another earthquake occurred which, although not as violent as the previous ones, threw the faithful into disarray, who scattered everywhere in panic.
This fact persuaded the most reluctant to want the new town built near the Church of Santa Croce.
The layout of the main streets is said to have been created by a farmer, who plowed the land in the shape of a cross. Thus the first brick houses were built, and over time the village, which was given the name Feroleto Piano, grew so much that it surpassed even Feroleto Antico (which was slowly but surely recovering from the harsh blows it had received) and achieved municipal autonomy.
In 1783, another violent earthquake brought serious damage to the surrounding areas, sparing only Feroleto Piano. It was hailed as a miracle, and the salvation was attributed to the protection of Our Lady of Sorrows, who from that day on became the patron saint of the municipality.
The name Feroleto Piano remained until April 11, 1872, the day a decree was issued by King Vittorio Emanuele II. which, accepting the wishes of the Municipal Administration expressed in a historic resolution of May 25, 1871, authorized the municipality to adopt the name Pianopoli.
(By: Francesco Barberio)