Sunday, March 01, 2026

Pianopoli e le sue Origini -La voce di Pianopoli 1963


 La Voce di Pianopoli 1963

Pianopoli e le sue Origini

Poco più di tre secoli e mezzo fa, dove oggi sorge Pianopoli non esisteva una casa degna di tale nome, Tutto era libera campagna, con qualche pagliaio o tutt’all più qualche baracchetta di legno che serviva ai contadini dell’epoca pe posarvi gli attrezzi di lavoro, e la chiesetta di S. Croce. Un terreno piuttosto pianeggiante ricco di culture arboricole tra le quali primeggiava così come oggi, l’ulivo, che era denominato “Coltura” o Cutura.

In massima parte la “Coltura” apparteneva all nobile famiglia dei Principi d’Aquino, tranne alcuni appezzamenti che appartenevano all Chiesa e ad altri piccoli proprietari.

A Nordo della “Cutura”, oltre il torrentello “Scundo” arroccato su di un colle quasi a guardia delle terre circostanti sorgeva un antica castello intorno al quale si era sviluppato un fiorente centro abitato: Feroleto _Antico. La vita si svolgeva con una certa serenità perchè la fertilità del terreno e l’operosità degli abitanti apportava al paese notevoli benefici. La tranquillità di quella contrada fu però turbata da un susseguirsi di scosse telluriche che tra il 1625 e il 1638 sconvolsero l’intera zona ed arrecarono al paese notevoli danni. Nel marzo del 1638 si verificò la scossa più violenta di tutta la serie; oltre alla maggior parte delle case, rimasero semidistrutte la Chiesa di S. Maria Maggiore, quella dello Spirito Santo e di S. Nicola. Tra le macerie furono rinvenuti i corpi di oltre settanta persone tra donne e bambini (gli uomini erano al lavoro nei campi), mentre tra le rovine di S. Maria Maggiore perdettero la vita il Sac. Don Giovanni Battista Gallella e il Chierico Don Nicola Barberio.

In preda al terremoto, i superstiti cominciarono ad abbandonare le loro case per rifugiarsi in aperta campagna.

Fu così che, avendo notato come la chiesa di S. Croce, messo generosamente a disposizione dal proprietario Don Giovanni Pietro Fanosa, Decano della cattedrale di Nicastro, sorsero così le prime baracche in legno.

Nella zona si trasferirono per primi Don Pietro Nanci, Tommaso Molinella, Don Nicola di Arena e Gian Paolo Cardamone, oltre ad un notevole numero di “massari”.

Non tutti i profughi furono però dello stesso avviso; alcuni preferirono trasferirsi in località “Pacilita”, nei pressi cioè del’attuale cimitero di Feroleto Antico, altri in località “Grecia” sul piano di Capuano (presso l’attuale S. Filippo).

Il motivo principale di tali scelte era da ricercarsi nel fatto che ogni gruppo possedeva dei terreni proprio nelle adiacenze dei luoghi prescelti.

Anzi, per avvalorare la propria tesi e per rendere più consistenti le premesse per la nascita del nuovo centro abitato, uno dei gruppi pensò bene di portare nella propria località le campane della diroccata chiese di S. Maria Maggiore. Ciò allo scopo, evidentemente, di iniziare la costruzione di una Chiesa intorno alla quale sarebbero poi certamente sorte le case. Così l’Arciprete don Giovanni Battista Giulio Fagà, il sindaco dei Nobili Gian Domenico Spatafora ed altri, presero due campane e le portarono nella “Pacilita”.

Tale trasferimento però non garbò a quelli della “Cutura”; questi, con a capo Don Nicola di Arena e Don Desiderio Pellegrino curato di S. Nicola, non solo si opposero al trasporto nella “Pacilita” della campana grande ma, visto che l’arciprete e il sindaco Spatafora continuavano ad asportare gli arredi della Chiesa, per evitare che il malcontento che già incominciava a serpeggiare tra la gente sfociasse in un tumulto, chiesero l’intervento dell’amico Principe d’Aquino. Questi mandò sul posto il Capitano Cesare Giulio Abbruzzese, uomo senza scrupoli e di poche parole, perché mettesse ogni cosa al suo posto. Inutilmente, perché il capitano non riuscì a combinare nulla.

Frattanto però, non essendo rimasta in piedi nella zona che la sola Chiesa di s. Croce, si stabilì che in via provvisoria questa divenisse la sede della Parrocchia, sia per svolgere le normali pratiche di culto che per avere un luogo sacro nel quale raccogliersi in preghiera e da cui far partire le processioni di penitenza.

Si crearono così i presupposti per far sorgere il nuovo abitato nei pressi della sia pur provvisoria chiesa parrocchiale. Se non chè un nuovo movimento tellurico determinò in via definitiva la nascita del nuovo centro abitato. Nel Giugno di quello stesso anno 1638 infatti, nel giorno del Corpus Domini, dalla chiesetta di S. Croce partì la processione che avrebbe dovuto raggiungere la “Pacilita” e poi Feroleto. Quando però essa giunse nei pressi del paese, si verificò una ennesima scossa di terremoto che, pur non essendo violenta come le precedenti, mise lo scompiglio tra i fedeli che si sparpagliarono per ogni dove in preda al panico.

Tale fatto persuase i più recalcitranti a voler che il nuovo paese sorgesse nei pressi della Chiesa di S. Croce.

Il tracciato delle vie principali di dice sia stato fatto da un massaro, che con il suo aratro solcò la terra a forma di Croce. Sorsero così le prime case in muratura, e col passare del tempo il paesino, a cui era stato dato il nome di Feroleto Piano, si sviluppò tanto da superare lo stesso Feroleto Antico (che lentamente ma decisamente si riprendeva dai duri colpi ricevuti dalla natura) ed ottenere l’autonomia comunale.

Nel 1783 una nuova violentissima scossa dei terremoto portò gravi rovine nella zone circostanti, risparmiando dal flagello soltanto Feroleto Piano. Si gridò al miracolo e si attribuì la salvezza alla protezione de Maria SS. Addolorata che da quel giorno divenne Padrona del Comune.

La denominazione di Feroleto Piano rimase fino all’11 aprile 1872 in quel giorno infatti venne emesso il decreto del Re Vittorio Emanuele II. che accogliendo i voti dell’Amministrazione Comunale espressi con una storica delibera del 25 maggio 1871, autorizzava il Comune ad assumere il nome di Pianopoli.

Francesco Barberio



No comments: